Il volo (sfortunato) Dell’Aquila: rinuncia alla “finalina”

Il volo (sfortunato) Dell’Aquila: rinuncia alla “finalina”

fermare il valoroso cavaliere dell’arte marziale non è stata la tecnica né il coraggio, ma il corpo. E a Mesagne, la cittadina pugliese che lo ha adottato come un eroe, la delusione dev’essere stata grande.
Tutti raccolti davanti al maxischermo allestito davanti all’ex scuola Marconi, mentre lui, sull’ottagono del Grand Palais di Parigi, lottava contro una gamba che non rispondeva più. L’adduttore sinistro, provato da una lesione tendinea, continuava a lanciare segnali di resa, aggravando una pubalgia che nei giorni precedenti lo aveva persino spinto a valutare il ritiro.

«Alle Olimpiadi, però, non puoi mancare», ha raccontato il re del Taekwondo. E così Vito Dell’Aquila ci ha provato fino in fondo, anche se alla fine il fisico ha presentato il conto.
Il momento conclusivo è stato carico di emozione e sportività: l’avversario, l’azero Magomedov — già battuto in passato — ha immediatamente compreso la difficoltà di Vito. Dopo l’attesa del verdetto, lontano dai riflettori, è arrivato l’abbraccio tra i due. Un gesto che racconta cosa significhi rispettare un vero campione.

E Dell’Aquila campione lo è stato davvero in questi tre anni straordinari. Dopo l’oro olimpico nei 58 kg a Tokyo, non si è mai sottratto alle sfide, continuando a collezionare successi: titolo mondiale a Guadalajara nel 2022 e oro europeo a Belgrado nel 2023. Tutti segnali che lasciavano intravedere la concreta possibilità di un bis olimpico e di un posto eterno nella storia. Il sogno, questa volta, si è fermato sul limite del corpo, non del valore.

Arti marziali: un alleato fondamentale nella prevenzione della violenza di genere

Arti marziali: un alleato fondamentale nella prevenzione della violenza di genere

Nel contrasto alla violenza di genere, un ruolo significativo può essere svolto dalla pratica degli sport da combattimento e delle arti marziali. In Italia, molte di queste discipline sono promosse e regolamentate dalla FIJLKAM e includono judo, lotta, karate, jujitsu, grappling, aikido e sumo.
Queste attività non si limitano all’apprendimento di tecniche di autodifesa, ma rappresentano un vero e proprio percorso educativo, capace di trasmettere valori essenziali come il rispetto dell’altro, la gestione delle emozioni, l’autocontrollo e l’empatia. Elementi che contribuiscono alla costruzione di una società fondata sul dialogo e sul rifiuto della violenza.

La ricorrenza dell’8 marzo, Giornata Internazionale della Donna, offre un momento importante di riflessione e consapevolezza su un fenomeno purtroppo ancora molto diffuso. I dati a livello globale sono allarmanti: una donna su tre ha subito nel corso della propria vita una forma di violenza fisica o sessuale, spesso all’interno di relazioni affettive.

Anche in Italia la situazione desta forte preoccupazione. Secondo le statistiche Istat, 6,1 milioni di donne tra i 16 e i 70 anni hanno vissuto episodi di violenza fisica o sessuale. Di queste, 1,1 milioni sono state vittime di stupro o tentato stupro, mentre 3,5 milioni hanno subito atti di stalking.

In questo contesto, le arti marziali si configurano non solo come uno strumento di difesa personale, ma anche come un mezzo di prevenzione culturale, capace di rafforzare l’autostima, l’autonomia e la consapevolezza individuale, favorendo al tempo stesso una cultura basata sul rispetto e sulla non violenza.

Tom Hardy adesso è un campione di Jiu Jitsu

Tom Hardy adesso è un campione di Jiu Jitsu

Tom Hardy non ha ancora vinto un Oscar, ma può vantare un traguardo decisamente insolito per una star di Hollywood: una medaglia d’oro nel Brazilian Jiu Jitsu.
L’attore britannico, 45 anni, celebre per film come Inception, Mad Max: Fury Road e la saga di Venom, ha conquistato il primo posto all’UMAC Milton Keynes Brazilian Jiu Jitsu Open, svoltosi il 17 settembre 2022.

Hardy ha gareggiato nella categoria cintura blu di alto livello, riservata agli uomini over 41, dimostrando grande preparazione tecnica e concentrazione. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Milton Keynes Citizen, l’attore avrebbe rassicurato un avversario visibilmente sorpreso dicendogli:

«Dimentica che sono io e fai quello che faresti normalmente».

Non si tratta però della sua prima vittoria sul tatami. Già ad agosto, Hardy aveva trionfato in un’altra competizione di Brazilian Jiu Jitsu a Wolverhampton, organizzata a sostegno dell’associazione benefica REORG, con cui collabora attivamente. In quell’occasione aveva sconfitto il 40enne Danny Appleton.

Un successo che conferma come, oltre al talento cinematografico, Tom Hardy possieda anche una grande passione e disciplina nel mondo delle arti marziali.

La lista delle migliori arti marziali per la difesa personale: guida completa 2023

La lista delle migliori arti marziali per la difesa personale: guida completa 2023

Negli ultimi anni è senz’altro aumentata la popolarità delle arti marziali, sempre più persone stanno infatti iniziando a praticare queste antiche discipline.

1. Brazilian Jiu-Jitsu (BJJ)

Una delle discipline più efficaci per la difesa personale.
Si concentra su controllo a terra, leve e sottomissioni, permettendo di neutralizzare un aggressore anche più grande o forte. Ottimo per situazioni ravvicinate.

2. Krav Maga

Sistema di difesa sviluppato per uso militare.
Punta su reazioni istintive, colpi diretti e gestione di minacce reali (aggressioni, armi, più avversari). Ideale per chi vuole imparare in poco tempo.

3. Muay Thai

Disciplina di striking molto concreta.
Utilizza gomiti, ginocchia, pugni e calci, risultando efficace nel combattimento ravvicinato. Ottima per resistenza e potenza.

4. Boxe

Fondamentale per imparare tempismo, schivate e colpi rapidi.
Migliora riflessi, gestione della distanza e capacità di difendersi in piedi.

5. Judo

Basato su proiezioni e controllo dell’avversario.
È utile per difesa personale perché insegna a far cadere e immobilizzare senza colpire, riducendo i rischi legali.

6. Wrestling / Lotta

Molto efficace nel controllo fisico e nel clinch.
Aiuta a gestire prese, spintoni e situazioni di corpo a corpo frequenti nelle aggressioni reali.

7. MMA (Mixed Martial Arts)

Sistema completo che unisce lotta, striking e combattimento a terra.
Ottimo per chi vuole una preparazione globale e realistica.

Quali sono le arti marziali: ecco al top 7 con quelle più in voga

 

Muay Thai: l’arte delle otto armi tra tradizione e combattimento

Il Muay Thai non è semplicemente uno sport da combattimento, ma una disciplina antica che affonda le sue radici nella storia e nella cultura della Thailandia. Conosciuto come l’arte delle otto armi, utilizza pugni, gomiti, ginocchia e calci, rendendo il corpo umano uno strumento di combattimento completo ed estremamente efficace.

Le origini del Muay Thai

Il Muay Thai nasce come tecnica di guerra praticata dai soldati siamesi per difendere il proprio territorio. Nel tempo, questa forma di combattimento si è trasformata in uno sport regolamentato, senza però perdere il suo legame profondo con la 

tradizione. Ancora oggi, ogni incontro è preceduto dal Wai Kru Ram Muay, un rituale che simboleggia rispetto verso il maestro, gli antenati e l’avversario.

Allenamento e disciplina

Allenarsi nel Muay Thai significa affrontare sessioni intense e impegnative. Corda, sacco, tecniche di clinch e condizionamento fisico m

ettono alla prova il corpo, mentre la ripetizione costante forgia la mente. La fatica diventa parte del percorso e insegna valori come la perseveranza, la concentrazione e l’autocontrollo.

Benefici oltre il ring

Oltre a migliorare forza, resistenza e coordinazione, il Muay Thai aiuta a sviluppare sicurezza in sé stessi e gestione dello stress. È una disciplina adatta a chi cerca un’attività completa, capace di unire allenamento fisico e crescita personale.

Un’arte aperta a tutti

Negli ultimi anni il Muay Thai si è diffuso in tutto il mondo, attirando praticanti di ogni età e livello. Che si tratti di competizione, difesa personale o semplice passione, questa disciplina insegna una lezione fondamentale: il rispetto, per sé stessi e per chi ci sta di fronte.

Il Taekwondo: Più di un’arte marziale, un cammino di crescita

Il Taekwondo non è solo un’arte marziale, è un vero e proprio stile di vita. Originario della Corea, oggi è praticato in tutto il mondo da milioni di persone, che lo scelgono non solo per migliorare la propria condizione fisica, ma anche per sviluppare forza mentale, autocontrollo e disciplina. Con il suo mix di calci spettacolari, pugni rapidi e tecniche difensive, il Taekwondo è conosciuto per la sua dinamicità e per l’eleganza dei suoi movimenti, ma ciò che lo rende davvero unico è la sua filosofia, che va ben oltre il semplice combattimento.

Le radici del Taekwondo

La parola “Taekwondo” deriva da tre termini coreani: “Tae” (calcio), “Kwon” (pugno) e “Do” (via). Insieme, questi concetti rappresentano un’arte marziale che unisce l’uso dei piedi e delle mani in un cammino verso il miglioramento fisico e mentale.

 È un viaggio di autodisciplina, che insegna non solo a difendersi, ma anche a sviluppare una visione più profonda della propria vita. Il Taekwondo non si limita a insegnare tecniche di combattimento, ma è anche un metodo per affrontare le difficoltà quotidiane, per costruire fiducia in sé stessi e per imparare a gestire le emozioni.

La filosofia del Taekwondo: più che un semplice sport

Molto spesso, il Taekwondo viene visto come un sport da combattimento, ma il suo vero cuore è la filosofia che lo guida. Rispetto, cortesia, integrità, perseveranza e autocontrollo: questi sono i principi fondamentali che ogni praticante è chiamato a rispettare, sia dentro che fuori dal dojang (la palestra di Taekwondo). Praticare Taekwondo significa imparare a vivere con onestà, a mantenere la calma anche nei momenti di stress e a lavorare costantemente su sé stessi per diventare una persona migliore.

Ogni allenamento non è solo un’occasione per affinare le proprie tecniche, ma anche per riflettere su come applicare i principi del Taekwondo nella vita quotidiana. Rispetto verso il proprio allenatore, verso i compagni di allenamento e verso sé stessi è alla base di ogni lezione. L’autocontrollo non si applica solo ai movimenti fisici, ma anche alle proprie emozioni, imparando a rimanere calmi e determinati in ogni situazione.

Il percorso attraverso le cinture

Nel Taekwondo, il progresso si misura attraverso il sistema delle cinture, che vanno dal bianco (principiante) al nero (esperto). Ogni cintura rappresenta non solo una fase di crescita tecnica, ma anche una tappa importante nel cammino verso una maggiore consapevolezza di sé. Ogni volta che si raggiunge una nuova cintura, il praticante non è solo più esperto nelle tecniche, ma ha sviluppato una maggiore resistenza, autocontrollo e capacità di affrontare le sfide.

Il percorso non è mai facile: richiede costanza, impegno e determinazione. Ogni passo avanti nella disciplina è il

 risultato di allenamenti duri e sfide superate, ma il vero premio è la crescita personale che deriva da ogni esperienza. E proprio per questo il Taekwondo è così affascinante: non è solo una questione di calci e pugni, ma di un continuo miglioramento in ogni aspetto della vita.

I benefici fisici e mentali del Taekwondo Oltre alla crescita morale e mentale, il Taekwondo porta con sé una serie di benefici fisici evidenti. Migliora la resistenza, la flessibilità, l’equilibrio e la coordinazione. I calci, le parate e i movimenti veloci stimolano il corpo a sviluppare forza, potenza e agilità, mentre la pratica costante aiuta a

Il Karate: Una Via di Forza e Disciplina

il Karate non è solo una disciplina marziale fatta di attacchi e difese. È una vera e propria filosofia di vita, una pratica che mira a formare non solo il corpo, ma anche la mente e lo spirito di chi lo pratica.

Le sue radici affondano in Giappone, ma la sua storia ha un inizio ben più lontano, nell’antica Okinawa, una piccola isola che, pur trovandosi lontana dai grandi imperi giapponesi, ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo delle arti marziali. Se il nome “Karate” può sembrare moderno, la disciplina stessa ha origini che risalgono a secoli fa, con influenze provenienti da tradizioni cinesi, particolarmente dall’arte marziale chiamata kung fu. In Okinawa, il Karate si è sviluppato attraverso una combinazione di lotta a mani nude e tecniche di difesa, con un forte accento sulla praticità e sulla semplicità.

Il Karate, pur essendo famoso per la sua efficacia in combattimento, non è solo un’arte marziale. È un cammino di autocontrollo, autodisciplina e rispetto. Ogni colpo, ogni tecnica, ogni movimento è una forma di espressione, un atto che va oltre

 il semplice “ferire” un avversario. La sua essenza si radica nel concetto di karate-do (la via del karate), che implica una continua ricerca di miglioramento e perfezione non solo sul tatami, ma anche nella vita quotidiana. La parola “karate” stessa significa “mano vuota”, indicando che chi pratica questa disciplina è in grado di difendersi senza l’uso di armi, affidandosi solo alle proprie capacità fisiche e mentali.

La forza del Karate risiede nel suo equilibrio tra tecnica e filosofia. Se da un lato è una delle arti marziali più pratiche per l’autodifesa, dall’altro è anche una strada che insegna pazienza, concentrazione e equilibrio interiore. Ogni allenamento non è solo un modo per affinare i muscoli, ma un’opportunità per allenare la mente a rimanere calma e lucida anche nei momenti di stress.

Il Karate si distingue per l’uso di blocchi, colpi e calci. Ma ciò che rende davvero unica questa disciplina è la precisione e la fluidità con cui ogni movimento è eseguito. I praticanti sono addestrati a muoversi con grande velocità e potenza, ma sempre con il massimo controllo. Ogni kata (forma) è una sequenza di movimenti che simula un combattimento contro più avversari, e attraverso la ripetizione, i praticanti perfezionano non solo le tecniche, ma anche la propria consapevolezza corporea.

Ciò che colpisce di più del Karate è il suo profondo legame con la trad

izione. Le ciotole di cerimonia, la saluto rituale, l’uso dei gi (abiti tradizionali) e l’importanza del rispetto reciproco sono tutti aspetti che creano un contesto quasi sacro in cui il praticante non è solo un combattente, ma un portatore di valori profondi. Ogni lezione è una possibilità di migliorarsi, non solo come marzialista, ma anche come individuo. 

Un buon karateka non è solo un atleta di successo, ma una persona che incarna il rispetto, la gentilezza e la forza interiore.

Nel corso degli anni, il Karate è diventato popolare in tutto il mondo, grazie anche alla sua trasposizione nei film, nei quali i maestri, come Bruce Lee o Jackie Chan, hanno reso celebre il karate in tutto il mondo. Ma al di là delle scene di combattimento spettacolari, il vero Karate si svolge nei dojo (palestre) di tutto il mondo, dove le persone di tutte le età si allenano ogni giorno con l’obiettivo di diventare una versione migliore di se stessi.

Il Kung Fu: L’Arte Marziale che Unisce Forza e Filosofia

Il Kung Fu, o Wushu, è una delle arti marziali più iconiche e affascinanti al mondo. Non si tratta solo di tecniche di combattimento, ma di un intero sistema filosofico, fisico e spirituale che affonda le sue radici nella cultura cinese millenaria. Nato in Cina, il Kung Fu è molto più di un semplice sport o una disciplina marziale: è un cammino di crescita personale che unisce l’arte del combattimento alla meditazione e alla spiritualità.

Le sue origini si intrecciano con la storia e la filosofia della Cina antica, dove, fin dai tempi più remoti, l’uomo sentiva la necessità di difendersi e proteggersi. Ma il Kung Fu non è solo un mezzo per combattere: è una forma di espressione, un linguaggio corporeo che affonda le radici nei principi della natura e nell’osservazione del mondo circostante. Molti stili di Kung Fu si ispirano agli animali e ai loro movimenti: il drago, la tigre, la mantide religiosa, il cigno e tanti altri. Ogni stile rappresenta non solo un insieme di tecniche fisiche, ma anche una filosofia di vita, che incarna qualità come la forza, la velocità, l’agilità, la pazienza e l’intelligenza.

In questo universo complesso e profondo, non c’è spazio solo per la violenza, ma per la disciplina interiore e la forza mentale. In effetti, il Kung Fu è tanto una lotta contro l’avversario esterno quanto una continua sfida contro se stessi. Ogni movimento, ogni tecnica è un’opportunità per migliorarsi, per superare i propri limiti e per affinare il proprio carattere. Non è solo una questione di muscoli e forza fisica, ma di spirito e mente.

Storicamente, una delle scuole più celebri del Kung Fu è quella dei monaci Shaolin, un gruppo di monaci buddisti che nel V secolo d.C., nel Monastero di Shaolin, svilupparono un’arte marziale unica, che non solo serviva come tecnica di combattimento, ma anche come strumento per raggiungere un perfetto equilibrio tra corpo e spirito. Secondo la leggenda, fu il monaco Bodhidharma a introdurre la pratica fisica per rinforzare i monaci fisicamente e prepararli per le lunghe ore di meditazione. Ma, al di là delle leggende, è certo che il Kung Fu Shaolin abbia avuto un impatto enorme, non solo sul combattimento, ma anche sulla filosofia e sulla spiritualità.

Con il tempo, il Kung Fu si è evoluto, e oggi esistono decine di stili diversi, ognuno con le proprie caratteristiche, principi e tecniche. Alcuni si concentrano su colpi rapidi e potenti, come il Wing Chun o il Hung Gar, mentre altri si focalizzano su movimenti più fluidi e aggraziati, come il Tai Chi, che, pur essendo un’arte marziale, è praticato principalmente per il benessere psicofisico e per migliorare la salute.

Quello che rende il Kung Fu unico, però, è la sua capacità di combinare movimenti marziali con filosofia. Molte scuole di Kung Fu insegnano che l’arte marziale non è solo un mezzo per sconfiggere un avversario, ma è un viaggio di crescita, dove la vittoria più grande è quella su se stessi. L’allievo non è solo un combattente, ma una persona in continuo cambiamento e miglioramento. Ogni allenamento è un’opportunità di auto-esplorazione e di auto-miglioramento.

In un mondo dove tutto sembra essere impostato sulla velocità, sul risultato immediato e sul conflitto esterno, il Kung Fu ci insegna l’importanza della pazienza, della determinazione e dell’autocontrollo. Non è una pratica che si può padroneggiare rapidamente. Ci vuole tempo, anni di allenamento e dedizione, e forse per questo è così affascinante e profondo. Per chi lo pratica seriamente, il Kung Fu diventa un vero e proprio stile di vita, una filosofia che permea ogni aspetto della propria esistenza.

Praticare Kung Fu non significa solo apprendere una serie di tecniche, ma scoprire un modo di essere, imparare a controllare la propria mente, capire che il combattimento non è solo fisico, La vera forza nel Kung Fu non sta nei muscoli, ma nella concentrazione, nella disciplina e nella capacità di rimanere calmi di fronte alle difficoltà.

Le arti marziali

che cosa sono

Le arti marziali (martial arts) sono metodi di combattimento – veri e propri sistemi codificati – tradizionali o moderni, concepiti per ragioni talvolta molto differenti: autodifesa, offesa, applicazioni militari, competizione sportiva, sviluppo fisico, mentale e spirituale, intrattenimento e conservazione del patrimonio culturale immateriale di una nazione.

Le arti marziali sono una disciplina che va ben oltre la semplice lotta fisica. Offrono un percorso di crescita che coinvolge il corpo, la mente e lo spirito, insegnando valori come il rispetto, la disciplina e la perseveranza. Che si tratti di un’attività sportiva, di una pratica di autodifesa o di un cammino filosofico, le arti marziali continuano a esercitare un fascino immenso su milioni di persone in tutto il mondo. Se stai cercando un modo per migliorare te stesso fisicamente e mentalmente, forse è il momento di considerare l’inizio di un viaggio nelle arti marziali.

Sebbene il termine “arte marziale” venga associato agli stili di combattimento dell’Asia Orientale, in origine si riferiva ai sistemi di combattimento europei già nel 1550 d.C. Il sostantivo deriva dalla lingua latina e significa “arti di Marte”, il dio romano della guerra. Alcuni autori sostengono che molte di queste tecniche andrebbero più appropriatamente definite “arti di combattimento” (fighting arts) o “sistemi di combattimento” (fighting systems), poiché non sarebbero mai state utilizzate o create da guerrieri professionisti.

dove e come nascrono

Le arti marziali sono nate in diverse parti del mondo, in contesti molto vari, e ognuna ha le sue origini storiche, culturali e geografiche. Sebbene non ci sia una singola “nascita” delle arti marziali, possiamo dire che queste pratiche sono emerse in diverse civiltà in risposta alla necessità di difesa personale, guerra, caccia o anche disciplina mentale e spirituale.

Le arti marziali cinesi sono tra le più antiche al mondo, con tracce che risalgono a più di 4.000 anni fa. La Cina è stata un punto di nascita cruciale per l’evoluzione delle arti marziali. Queste si svilupparono a partire da tecniche di combattimento praticate dai soldati e dai guerrieri cinesi per la difesa e la guerra. Tuttavia, le arti marziali cinesi non si limitano solo al combattimento fisico: sono anche strettamente legate a filosofie come il Taoismo e il Buddhismo, che incoraggiavano la ricerca dell’armonia tra corpo e mente.

1)In Cina

Un punto centrale per lo sviluppo delle arti marziali in Cina fu il Monastero Shaolin, che divenne famoso non solo per il suo insegnamento religioso, ma anche per la pratica del Kung Fu. Si narra che i monaci Shaolin sviluppassero e perfezionassero le tecniche marziali non solo come autodifesa, ma anche come un mezzo per migliorare la salute e per la meditazione. Questo legame tra spiritualità e combattimento è uno degli aspetti distintivi delle arti marziali cinesi.

2)In Giappone:

e arti marziali giapponesi hanno una storia che affonda le radici nella cultura dei samurai, i guerrieri nobili che dominarono il Giappone dal XII al XIX secolo. Le tecniche marziali giapponesi furono sviluppate per difendere i clan e le famiglie nobili in un periodo di conflitti e guerre civili. Le spade giapponesi, in particolare, sono diventate simbolo di queste pratiche: l’arte del combattimento con la spada giapponese (il Kenjutsu) si è evoluta in numerosi stili.

Uno degli aspetti distintivi della cultura marziale giapponese è il Bushido, il codice etico dei samurai, che enfatizzava valori come l’onore, la lealtà, il coraggio e il rispetto. La spada non era solo un’arma, ma un’estensione del carattere del guerriero. Le scuole marziali giapponesi si svilupparono anche per perfezionare l’uso di altre armi come l’arco (Kyudo), la lancia e le mani nude (Karate).

3)In India:

In India, le arti marziali hanno radici antiche, con il Kalaripayattu che è considerato uno degli stili di combattimento più antichi. Nato nel sud dell’India, il Kalaripayattu include un ampio spettro di tecniche, tra cui colpi, calci, movimenti acrobatici, combattimento a mani nude e con armi. Questo sistema marziale è profondamente legato alla spiritualità indiana e al yoga. Molti dei movimenti del Kalaripayattu sono simili a quelli delle posture yoga, poiché entrambi i sistemi mirano a sviluppare l’armonia tra corpo e mente.

Il Kalaripayattu è anche un’arte marziale che include elementi di meditazione e energia interiore, facendo un grande uso della respirazione e della consapevolezza corporea per ottimizzare la performance. Inoltre, essendo radicato in un contesto culturale e religioso indiano, il Kalaripayattu ha anche un aspetto rituale e spirituale, in cui il praticante si sforza di raggiungere una maggiore consapevolezza spirituale.

In breve, le arti marziali in India, come il Kalaripayattu, nacquero per esigenze di difesa e di guerra, ma si svilupparono anche in un percorso che integra yoga e filosofia spirituale.

4.In Grecia:

Nell’Antica Grecia, la lotta e il Pankration (un’arte marziale che combinava lotta e combattimento a mani nude) erano pratiche comuni, soprattutto in contesti di competizione e di allenamento militare. Il Pankration veniva praticato nelle Olimpiadi antiche, dove si mescolavano tecniche di pugilato, lotta, calci e prese, ed era noto per la sua violenza e per l’assenza di regole rigide.

Anche i gladiatori romani erano un simbolo di combattimento, sebbene le loro arti marziali fossero più orientate allo spettacolo che alla difesa personale. Nonostante ciò, la formazione dei gladiatori era molto rigorosa, e molte delle tecniche utilizzate nelle arene erano derivate dalle scuole di lotta dell’antica Roma.

In breve, in Grecia e Roma le arti marziali nascevano come pratiche di preparazione militare e di competizione, influenzando in parte le moderne forme di lotta.